
Fabien Nury e Brüno tornano con “Electric Miles – Wilbur”, primo volume della nuova serie edita da Glénat. Un thriller dalle ambientazioni hard boiled tra fantascienza e Scientology.
“Electric Miles – Wilbur” è il primo capitolo della nuova serie scritta da Fabien Nury e disegnata da Brüno per l’editore francese Glénat.
Il duo francese ci trasporta nella Los Angeles del 1949 alla scoperta di uno scrittore di fantascienza ormai mezzo fallito e di un agente letterario in erba convinto di poterlo riportare ai fasti di un tempo. Nella serie non mancano storie di alieni, verità mistiche rivelate, produttori hollywoodiani senza scrupoli, manipolazioni psicologiche e la giusta dose di credulità.
Il team creativo della serie: Fabien Nury e Brüno
Fabien Nury è uno scrittore e sceneggiatore francese (classe 1976) che ha ricevuto negli anni diversi premi per le sue creazioni. Tra gli altri è lo scrittore delle storie di “Silas Corey” (pubblicato in Italia da Magic Press) e di “Il était une fois en France” (C’era una volta in Francia, pubblicato in Italia da Alessandro Editore).
Brüno Thielleux, in arte semplicemente Brüno, è il visionario disegnatore dietro la realizzazione grafica di “Electric Miles – Wilbur”. Nato in Germania nel 1975, ma di nazionalità francese, approda nei primi anni 2000 presso l’editore Treize Étrange per cui firma “Nemo” e “Lorna” (che gli vale una selezione al Festival di Angouleme). Per Dargaud pubblica la trilogia “Inner City Blues” con la scrittrice Fatima Ammari-B.
Nury e Brüno iniziano a collaborare nel 2011 con “Atar Gull” per Dargaud. Nel 2013 esce per lo stesso editore il primo dei tre volumi della serie “Tyler Cross”, una gangster story anni ’50 che lascia già intravedere la passione dei due autori per le atmosfere Pulp e Hard Boiled.
L’intreccio e i personaggi di “Electric Miles – Wilbur”
Los Angeles 1949, l’aspirante agente letterario Morris Millman si imbatte in Wilbur H. Arbogast, in passato autore di successo di racconti di fantascienza per la rivista Outstanding ma ormai decaduto. Millman, esaltato da questo incontro fortuito, insiste con il riluttante Arbogast per diventare suo agente. Questo avvenimento risveglia nello scrittore un delirio di onnipotenza sopito dagli anni di inattività che lo spingerà a tornare a scrivere, non per produrre un romanzo, bensì per creare una vera e propria religione.
A metà strada tra Philip K. Dick e Ron Hubbard, vittima del suo stesso training autogeno, Wilbur si convince di poter veramente cambiare il destino dell’umanità con un libro. Strada facendo l’autore, abile manipolatore psicologico, trova chi è pronto a mettersi nelle sue mani, a farsi plasmare e a credergli ciecamente.
La resa grafica di “Electric Miles – Wilbur”: lo stile di Brüno
La storia è narrata graficamente da Brüno attraverso il suo stile inconfondibile che ci trasmette una Los Angeles cupa e tenebrosa durante un impressionante temporale estivo, ma ancora più angosciante e opprimente nelle sue giornate torride senza nuvole.
Il tratto pulito e le colorazioni a tinte piatte rendono ancora più imperscrutabili (e quindi inquietanti) i personaggi di “Electric Miles – Wilbur”.
“Sembra come un disegno di Hergé che fosse stato chinato da Jack Kirby” Antoine Guillot, critico letterario
Quando il racconto fattuale lascia spazio alle visioni oniriche e ai racconti fantascientifici di Wilbur, il disegno di Brüno si fa più “Kirbyano” e i colori virano verso tonalità psichedeliche.
Una menzione speciale merita la galleria finale con le copertine della rivista Outstanding che ripercorrono i successi passati di Wilbur H. Arbogast: un omaggio molto ispirato alla cultura fantascientifica degli anni ’40 e ’50.
Voto 8,5/10 | Il primo volume “Electric Miles – Wilbur” pubblicato da Glénat è al momento disponibile unicamente in francese in formato cartonato (versione a colori o in b/n).
“Electric Miles – Wilbur” di Fabien Nury e Brüno ci parla dell’epoca d’oro della fantascienza e del romanzo Hard Boiled. Ma parallelamente ci racconta della nostra recondita voglia di credere a tutto ciò che ci viene raccontato o, al contrario, di non credere a nulla di ciò che vediamo. In fondo il mondo non esiste… è tutto nella nostra testa.








